Workplace strategy
La workplace strategy è il lavoro di analisi con cui un’azienda stabilisce quali spazi di lavoro le servono, in che quantità e con quale organizzazione, prima che cominci la progettazione vera e propria. Il risultato non è una planimetria ma una serie di decisioni: quante persone saranno in sede e in quali giorni, quali attività devono trovare posto, quanto spazio serve per ognuna, cosa tenere e cosa cambiare rispetto a oggi.
Che differenza c’è tra workplace strategy e progettazione
Sono due momenti distinti, e si confondono spesso perché nei progetti piccoli finiscono nella stessa riunione. La workplace strategy decide il cosa e il quanto. La progettazione decide il come: space planning, zoning e layout traducono quelle decisioni in metri quadri, zone e disposizione degli arredi.
Invertire i due momenti è il rischio più concreto: un layout impeccabile costruito su un numero di postazioni sbagliato resta un layout sbagliato, e l’errore si scopre dopo il trasloco, quando correggerlo significa rimettere mano a impianti e forniture.
Su quali dati si costruisce
La parte che distingue una workplace strategy da un’opinione sono i dati di utilizzo reale, non le dichiarazioni raccolte a voce. Le fonti abituali sono gli accessi registrati in ingresso, i sistemi di prenotazione delle sale, le rilevazioni a campione delle presenze per fascia oraria e per giorno della settimana, le previsioni di organico condivise con la direzione.
Quello che si cerca sono gli scarti tra come l’ufficio è stato pensato e come viene usato: sale grandi prenotate abitualmente da gruppi di tre persone, presenze concentrate in pochi giorni della settimana, zone che restano semivuote negli altri. È lì che si vede dove lo spazio attuale non segue più il modo di lavorare dell’azienda.
Vuoi capire quanti spazi
servono davvero alla tua azienda?
Le domande a cui deve rispondere
Quante postazioni servono, e di che tipo. Il rapporto tra postazioni e persone è una scelta strategica prima che progettuale: una postazione fissa a testa, oppure un modello in desk sharing dimensionato sulla presenza media, con la prenotazione a gestire i picchi.
Quanto spazio va alle attività che non sono la scrivania. Riunioni, telefonate, concentrazione, lavoro informale: in un modello di activity based working queste voci pesano quanto le postazioni operative, e vanno dimensionate con la stessa attenzione.
Cosa si fa dello spazio che avanza. Se l’analisi dice che servono meno scrivanie, la scelta è tra ridurre la superficie alla scadenza del contratto e riconvertire quei metri quadri in spazi che oggi mancano. Sono due strade con conseguenze molto diverse sul bilancio.
Chi la costruisce
Raramente è il lavoro di una funzione sola. La direzione porta gli obiettivi e i vincoli di budget, le risorse umane conoscono il modello di lavoro e le aspettative delle persone, il facility manager ha i dati di utilizzo e la storia dei costi ricorrenti. Quando manca uno dei tre, il risultato si vede: un piano che regge sui numeri ma che le persone non riconoscono, oppure un piano condiviso che il budget non sostiene.
Dalle decisioni sugli spazi
al progetto realizzato
Perché incide sul budget più della fornitura
Le decisioni prese in questa fase fissano la superficie che l’azienda pagherà per tutta la durata del contratto di locazione, insieme alle utenze e alla manutenzione che quella superficie comporta. Pesano sul total cost of occupancy molto più della fornitura di arredi, e si prendono prima che qualcuno apra un catalogo.
Gli errori più comuni
Partire dal numero di dipendenti sul libro paga. È il dato più facile da reperire e il meno utile: conta quante persone sono in sede contemporaneamente in una giornata tipo, non quante ne risultano assunte.
Chiedere alle persone di cosa hanno bisogno senza mostrare i vincoli. Una consultazione aperta senza budget né superficie dichiarati raccoglie richieste che il progetto non potrà soddisfare, e trasforma un’occasione di ascolto in una promessa mancata.
Congelare la strategia per cinque anni. Un piano che non prevede una revisione periodica dei dati di utilizzo rischia di essere già vecchio quando il cantiere chiude, perché nel frattempo organico e modo di lavorare si sono spostati.
Domande frequenti
Cosa si intende per workplace strategy?
L’analisi con cui un’azienda decide quali spazi di lavoro le servono, in che quantità e con quale organizzazione, prima di passare alla progettazione. Definisce numero e tipo di postazioni, spazi per riunioni e concentrazione, superficie complessiva e modello di utilizzo.
Che differenza c’è tra workplace strategy e space planning?
La workplace strategy stabilisce cosa serve e in che misura. Lo space planning organizza lo spazio disponibile per realizzare quelle scelte, lavorando su superfici, zone e percorsi.
Quando conviene farla?
Prima di firmare un nuovo contratto di locazione, prima di una ristrutturazione e prima di un trasferimento di sede. Farla dopo significa adattare le decisioni a uno spazio già scelto.
Quali dati servono per impostarla?
Presenze reali per giorno e fascia oraria, utilizzo delle sale riunioni, tipi di attività svolte in sede, previsioni di organico e vincoli del contratto di locazione in essere.
Serve anche a un’azienda piccola?
Sì, in forma più leggera: anche con venti persone la differenza tra una postazione fissa a testa e un modello condiviso cambia la superficie necessaria, e quindi il canone che l’azienda pagherà per anni.